“Salvatore Scaramozzino ci stupisce con la propria espressione pittorica, fatta di colori forti e materici utilizzati per rappresentare paesaggi non identificabili nei prototipi  della natura a cui siamo abituati. Nulla appare catalogabile nella sua espressione come paesaggio,  ma dobbiamo sottolineare  che così non è. I suoi habitat sono occupati da una natura vera e sofferta forse fantastica, che ci viene così rappresentata grazie ai colori dalle tonalità forti. Nella sua rappresentazione mancano,apparentemente, siti abitativi che  possano leggersi come paesaggio antropizzato. Tutto ciò è falso, poiché la vegetazione raffigurata, porta dentro di sé la storia dell’uomo che con essa ha convissuto,anche se gli intrecci di rami e di radici ci fanno capire che non si è fatta sottomettere. E’ prevalente ed occupa la scena,quasi ad imporre la propria forza primordiale, fatta di costruzioni di parti vegetali; si potrebbe ipotizzare che in questa raffigurazione l’ autore veda la natura farsi uomo o l’uomo farsi natura, ancor più suggestivo sarebbe il vedervi una unione simbiotica chiudersi in un abbraccio. Trovo che aver vissuto in una regione in cui l’ agricoltura è parte importante della vita, là dove le condizioni climatiche rendono difficile il rapporto con la terra da coltivare e la fatica per farlo è tangibile, abbia inciso sulla visione dell’ autore. La forza espressiva racchiusa nelle forme e nei colori, ci parla di un ambiente conosciuto,ma tutto da interpretare. Le tonalità forti, per assurdo ci fanno sentire accettati e non respinti poiché quello non è un ambiente ostile, ma un ambiente con una anima; la stessa anima che vive in chi in quei posti si sente a casa e ne comprende il linguaggio.”